lunedì 19 aprile 1999

MISSIONE ARCOBALENO IN ALBANIA

MISSIONE ARCOBALENO




La missione Arcobaleno è stata  un'iniziativa di solidarietà promossa nel 1999 dal Governo Italiano guidato da Massimo D' Alema per aiutare i profughi albanesi in fuga durante la guerra del Kosovo.
Con la missione circa 5.000 kosovari sono stati trasferiti dalla Iugoslavia alla ex Base Nato di Comiso in Sicilia dove alloggiano in quelli che furono gli alloggi dei soldati americani durante la guerra fredda.


Su richiesta del Dipartimento della Protezione Civile con a capo Franco Barberi, viene chiesto l'intervento in Albania ad ANPAs,  con le sue strutture, i suoi uomini e i suoi mezzi.
La Pubblica Assistenza di Livorno non può e non vuole tirarsi indietro, avendo partecipato alle missioni interne più importanti.
I preparativi sono frenetici e l'ordine di partenza per la prima squadra, composta da Andrea M. Fabio N. e Francesco G.  immediato.



La mia partenza per sostituire i colleghi impegnati in terra straniera arriva il 09 di Aprile, subito dopo Pasqua.


La mia squadra è composta dal sottoscritto, Francesca F, Manlio V e Fabio N. che non rientrerà in Italia con la prima squadra e resterà con noi.

Ovviamente la partenza è all'alba per raggiungere il porto di Ancona da dove ci imbarchiamo per l' Albania.
Partenza con un pulmino "stracarico" di generi di prima necessità infantile.


Il primo appuntamento è sulla strada che ci porterà ad Ancona con le altre associazioni della Provincia.


Giunti ad Ancona espletiamo le formalità per l'espatrio, che comprendono il documento di identità rilasciato dal nostro governo valido oltre mare, il Badge per i campi ed il famosissimo Gilet ad alta visibilità con la scritta: "Dipartimento Protezione Civile VOLONTARIATO ITALIA"..........ne siamo orgogliosissimi e lo indossiamo immediatamente, anche perché le nostre forze di polizia che ci scortano, ci ordinano di non toglierlo mai.







Durante le operazioni d'imbarco ritroviamo una nostra vecchia conoscenza..........la Land Rover Ambulanza che abbiamo venduto mesi prima.




La traversata passa tranquilla e anche la cena al self service è mangiabile........poi entriamo in possesso della nostra cabina dove trascorriamo la notte, ma prima di dormire, visto che i telefoni cellulari hanno ancora campo, telefoniamo a casa per un saluto.
La mattina seguente, dopo la colazione, effettuiamo lo sbarco in un clima surreale e l'adrenalina inizia a salire.




Arrivati presso l' Hotel FLORIDA, dove ci aspettavano i militi partiti con il primo contingente, ci scambiamo i saluti di rito e le consegne per poi  vedere le camere................."miracolosamente con bagno!!!!!!"


Rimpiangiamo le nostre tende......................ovviamente abbiamo dormito sopra il letto ma nel nostro sacco a pelo e usando l'asciugamano come federa perché l'igiene è........utopia.
Per il bagno stendiamo un velo pietoso, una "turca" con al muro un tubo che ha la doppia mansione di sciacquone e ................doccia fredda, ma non sempre....................... 
perché l'acqua viene  solo in determinati orari.
Questo il panorama dalla nostra stanza.



  

   

Mettiamo le nostre borse in camera e prendiamo visione di ciò che ci circonda aspettando la cena, ormai la giornata è terminata, quando una voce dal'altoparlante interno ci comunica che dopo cena i responsabili di ogni associazione devono recarsi  presso una sala per pianificare gli interventi del giorno successivo.






Ed eccolo il mitico Fabio responsabile dell'apparato satellitare che opera duramente dopo cena.............................


Il giorno successivo ci rechiamo presso il campo di Kavaje che dista 15 Km dal nostro albergo a Durazzo, ci arriviamo percorrendo una pseudo strada con qualche buca e piena di voragini dove la precedenza agli incroci viene stabilita con colpi di clacson e da chi ha il mezzo più grosso..........ho messo del tempo per capirci qualcosa, infatti non riuscivo mai a passare.................; poi capito il trucco........... passavo sempre per primo, vista la stazza del nostro Iveco Turbo Daily!!!!!

Il campo Kavaje è il più grande dell' Albania (5100 profughi), dall'ingresso all'ultima tenda (settore G) c'è 1 KM...........pazzesco se consideriamo che ci troviamo su una vasta area pianeggiante che fino a poco tempo prima era un campo incolto.


Adiacente al nostro campo sorge il settore gestito dalla Croce Rossa Italiana che comprende una tensostruttura  adibita a mensa ed un ospedale da campo.






    





I nostri compiti sono il trasporto di materiale, da e per il campo, ed il carico di generi di prima necessità presso il porto di Durazzo, visto che avevamo uno dei mezzi più grossi del contingente.









I giorni passano e la fatica inizia a farsi sentire, anche perché  a pranzo mangiamo panini, ma  i bambini ci assalgono e noi non riusciamo a mangiare.............. e se non mangiamo non lavoriamo, per cui distribuivamo scatolette di tonno carne pressata etc. 
Onestamente, lavorando ininterrottamente anche più di 12 ore al giorno, si perde la cognizione del tempo.









E questi sono i nostri nuovi amici, con cui collaboriamo per tutta la missione, i ragazzi e ragazze della Protezione Civile di Palestrina (Roma)...........instancabili, sempre con il sorriso e disponibilissimi per tutti i lavori senza mai tirarsi indietro, FANTASTICI.
GLI AMICI/COLLEGHI CHE TUTTI VORREBBERO AVERE SU UN'EMERGENZA.

    
Una mattina, durante l'arrivo di altri profughi sopra ad i più disparati mezzi di locomozione  e proprio mentre eravamo intenti al montaggio di tende all'ingresso del campo che doveva ospitarli in maniera momentanea prima del trasporto in tende definitive, si scatena il diluvio universale, che ci mette a dura prova.












Passato il nubifragio abbiamo il compito di controllo di alcuni settori per valutare le tende ed eventuali esigenze particolari di anziani e bambini piccoli.












Prima che arrivi la sera, visto che determinati settori non avevano luce nelle tende, ne sacchi a pelo, su autorizzazione del Capo Campo, partiamo alla volta del porto di Durazzo con i nostri colleghi di Palestrina per caricare lampade e sacchi a pelo, che distribuiamo al nostro ritorno.














La strada che porta all'ultimo settore è ormai impraticabile tutte le jeep rimangono impantanate tranne il Bremach di Palestrina  che faceva la spola per trasportare il materiale.








Altro giorno, nuovo intervento, ci viene richiesto il trasporto ed il montaggio di alcune tende all'interno di una struttura religiosa a Tirana in supporto ad una Pubblica Assistenza siciliana composta da 3 volontari.









Dopo il montaggio, le suore italiane ci offrono un pasto caldo, che accettiamo di buon grado.
Ottimo, caldo e abbondante, accompagnato anche da un buon caffè italiano fatto con la moka "grazie di cuore".

Ultimo giorno, rientriamo al campo base e scattiamo la foto di gruppo.


La nostra parte di missione è giunta al termine, rientriamo con qualche chilo in meno, molto sonno arretrato, ma con la consapevolezza di aver dato tutti noi stessi in questa missione..................................




che qualcuno ha definito "SCANDALOSA" per via di alcuni episodi poco piacevoli, ma io sono FIERO DI AVER PARTECIPATO, ANZI REPUTO LA MISSIONE ARCOBALENO IL FIORE ALL'OCCHIELLO DELLE MISSIONI ITALIANE ALL'ESTERO, CONSIDERATO CHE E' STATA GESTITA ED AFFRONTATA CON "SOLI VOLONTARI ITALIANI".




P.S.: Vi consiglio la lettura di  "Missione Arcobaleno, e non mi vergogno" di Sandro Faraglia.
La potete trovare:   http://www.protcivpal.altervista.org/inizia.php#