domenica 12 agosto 1990

INCENDIO COLLINE LIVORNESI

1990
INCENDIO DELLE COLLINE LIVORNESI

Al momento il più grande incendio che ha colpito le nostre colline dal dopo guerra ad oggi.

Dopo vari piccoli focolai che si sono sviluppati alla fine di Luglio, Giovedì 2 Agosto i piromani sono riusciti nell'intento..............................................

Tutto parte Giovedì nel primo pomeriggio, quando la sede di via San Giovanni allerta le squadre AIB per un focolai presso il "Boccale".
Partiamo subito con le due Fiat campagnola e il  Volkswagen polisoccorso con altro personale con attrezzi manuali.
L'incendio è presto domato, grazie al nostro rapido intervento, in supporto al CFS e VVF, rientriamo in sede e tutti a casa per una doccia rigeneratrice.







Ma era solo l'ultima prova prima della catastrofe annunciata!!!!!!!

In casa squilla il telefono...............nuovamente la sede SVS allertava tutti i volontari per un grosso incendio in località Romito.
Il nostro responsabile Suardi Massimo resosi conto della gravità dell'evento, metteva in allarme tutti i volontari abilitati.





L'incendio appare subito molto grosso, ma fortunatamente in serata viene messo sotto controllo, anche se durante la notte ci sono continue riprese che tengono in apprensione tutte le forze messe in campo.


Ma è la mattina di Venerdì 3 Agosto che, con l'alzarsi del vento, nelle zone di Monte Rotondo, Castellaccio, Limoncino, Popogna 





 
e il Santuario di Montenero...........











scaturiscono nuovi focolai che iniziano a distruggere macchia mediterranea, nostro patrimonio boschivo.
Sono impegnati su questi nuovi fronti le seguenti forze:

  1. VVF Livorno,
  2. VVF proveniente da tutta la Toscana,
  3. CFS,
  4. Polizia,
  5. Carabinieri,
  6. Brigata Paracadutisti Folgore,
  7. G di F,
  8. Pubblica Assistenza SVS,
  9. Misericordia,
  10. Radio Amatori FIDES,
  11. CRI.
I VVF con 60 uomini e 13 mezzi, SVS con 2 Fiat Campagnola 1 logistico e tutte le ambulanze disponibili e pulmini per l'evacuazione della popolazione.
La lotta è impari e le forze in campo accusano la fatica dell'incendio di Giovedì e le 24 ore di venerdi, ma non si fermano nell'opera di difesa dell'ambiente.
Si verifica anche l' intossicazione da fumo di un nostro volontario che viene subito soccorso e trasportato in ospedale per le cure del caso.
Sul posto opera un elicottero regionale, un Canadair ed un Elicottero CH 47 Chinook dell'esercito.












Sabato 04 Agosto Il vento è fortissimo e alimenta le fiamme, divorando il nostro patrimonio boschivo, le persone che ci vedono correre da una parte all'altra delle colline ci incoraggiano e ci offrono caffè panini e acqua fresca, ma altri iniziano ad accusarci di ritardi nell'intervenire presso le loro abitazioni minacciate dalle fiamme, ma con molta professionalità capiamo la situazione e continuiamo la nostra opera.

Durante la notte, le autorità decidono di evacuare il Castellaccio, il centro di riabilitazione di Monterotondo e le varie abitazione sparse nei dintorni.






L'oscurità, il fumo sempre più intenso, il caldo ed il vento rendono sempre lo scenario irreale, rendendo irriconoscibili le divise delle varie associazioni operanti, e i visi di noi volontari neri come la fuliggine.







    
 


Domenica 05 Agosto dopo una notte passata in vera emergenza per salvare tutte le infrastrutture, nel pomeriggio i tecnici e politici esprimevano un moderato ottimismo ma è a questo punto che è successo l'imponderabile....................

Il vento è esploso nuovamente rimescolando le carte in tavola, soffiando da terra verso il mare in una situazione che stava rientrando in sicurezza ma ancora molto confusa, tanto che alle 20.00 in conferenza stampa i Vigili del Fuoco parlavano di situazione molto dinamica, ma la stavano fronteggiando positivamente annunciando uno sbarramento con mezzi movimento terra per creare una cessa che impedisse la discesa del fuoco tra Castellaccio e Quercianella.

Il vento che fino alle 22.00 era di Ponente, cambia ruotando di 180° a Grecale, riportando drammatica una situazione che sembrava sotto controllo.

Cosi scoppia la tragedia, un'esplosione di numerosi nuovi focolai che andando ad aggiungersi ai precedenti, creavano un fronte fiamma tanto vasto che andava da Limoncino a Monterotondo e su fino al Castellaccio!!!!!!!

La prefettura visto il brutto epilogo della situazione decide l'evacuazione e la situazione diventa fuori controllo per le voci che cambiano continuamente da situazione fuori controllo a case bruciate ad anziani che non vogliono abbandonare le loro abitazioni.
Vista la situazione, presso il palazzetto dello sport veniva allestito un campo di accoglienza per la notte mentre venivano annunciati incendi anche Quercianella e Gabbro 





inoltre molte squadre di VVf venivano dirottate lungo la strada che porta a Fonte dell'Amore in Loc Le Ferriere perchè in quella zona c'erano delle case coloniche e almeno 2/3 villette, fortunatamente tutte salvate con una strenua resistenza.

Un focolaio scoppiato presso la Cala del Leone viene spento, ma il problema si stava evolvendo presso Pian della Rena dove si trova una struttura per il recupero di tossicodipendenti e una nostra squadra stava lavorando con una squadra di Paracadutista della Folgore quando venivano circondati dal fuoco e la situazione era drammatica avendo tutte le vie di fughe chiuse..........fortunatamente in loro soccorso arriva una ruspa che crea una strada per l'evacuazione di tutto il personale coinvolto nelle operazioni di spegnimento.









Inoltre una ennesima chiusura della statale Aurelia per circa 10 Km tra Antignano e Quercianella a Sud di Livorno.






Ma le notizie brutte non finiscono, le fiamme si stanno dirigendo verso Castellaccio che minaccia il grosso ripetitore della SIP!!!!!















Il comune chiederà la dichiarazione di "calamità naturale" , inoltre viene costituita una commissione tecnica tra Comune e Prefettura per la stima dei danni subiti; e il Comune ha aperto con orario continuato 08/20 un ufficio informazioni per registrare i danni per fare un censimento.

Alle 12.30 una conferenza stampa indetta da Ing. Caturegli e il Geometra Petagna dove l'assessore Simonti (reduce da una riunione in Prefettura) dichiarava che la situazione era ancora critica specialmente in zona Popogna e Limoncino.
Stanno arrivando 130 VVf, 20 CFS in supporto a quelli locali, reparti della Folgore, 1 Canadair, 2 elicotteri regionali 1 del CFS, 2 aerei G222 e 1 aereo C130 e si smentisce che alcune case siano state bruciate e al momento si stima in 500 ettari di bosco andati in fumo.








A questo punto visto l'evolversi della situazione, sorgono pesanti dubbi di dolosità infatti sul versante Limoncino-Popogna Venerdì mattina sono divampati 4 focolai distanti poche centinaia di metri.









PER FRONTEGGIARE QUESTA SITUAZIONE DI ESTREMA EMERGENZA TUTTE LE FORZE DISPONIBILI, VIGILI DEL FUOCO, CORPO FORESTALE DELLO STATO, PARACADUTISTE DELLA FOLGORE, SVS PUBBLICA ASSISTENZA, MISERICORDIA, SI STANNO IMPEGNANDO ALLO STREMO DELLE LORO POSSIBILITA'.


   





E' il momento di tirare le somme su quello che è successo in questi 4 giorni di vero inferno:

  • Castel Boccale, bruciato;
  • Calafuria, bruciata;
  • Calignaia, bruciata;
  • Poggio delle Monachine, bruciato;
  • Pian della Pineta, bruciata;
  • I Fondacci, bruciati;
  • Quarrata, bruciata;
  • Poggio Castello, bruciato;
  • Il Podere del Gorgo, bruciato;
  • La Ferriera, bruciata;
  • Molin Nuovo, bruciato;
  • Poggio Capannone, bruciato;
  • Poggio Caprone, bruciato;
  • Campo della Menta, bruciato.

Questo è solo una parte del bollettino di guerra contro il fuoco che TUTTA LA CITTA' DI LIVORNO STA COMBATTENDO!!!!!! E la stima ancora provvisoria di superficie percorsa dal fuoco si aggira su 1500 Ettari.

Abbiamo avuto anche l'evacuazione della frazione collinare del Castellaccio, e una parte di Antignano, un albergo e un campeggio per circa 2000 persone sfollate.









 

     







































































































Alla fine di questi interminabili 5 giorni dove la SVS ha avuto un ruolo di primaria importanza nelle opere di spegnimento ed evacuazione della popolazione, ANPAS ha voluto ringraziare tutti i volontari (45 Volontari AIB) con una premiazione presso la nostra sede di Via san Giovanni.









La spilla commemorativa..........................







Articolo ripreso da "LA REPUBBLICA ":


GLI INCENDI ASSEDIANO LA PERIFERIA DI LIVORNO

Repubblica — 04 agosto 1990   

ROMA Emergenza incendi. In Liguria e vicino a Livorno i roghi, la maggior parte dolosi, stanno impegnando centinaia di uomini che con decine di mezzi a.i.b. e con l'ausilio degli aerei della Protezione Civile stanno cercando di circoscrivere le fiamme. La situazione è drammatica in Toscana. Decine di abitazioni sono state distrutte dalle fiamme che da ieri interessano la zona di Torre del Boccale e la collina di Montenero, vicino a Livorno. Un'intera piccola frazione, Castellaccio, è stata fatta evacuare dalle forze di polizia prima che le fiamme arrivassero alle case. Sgomberati anche un ospedale e un convento di suore. Le fiamme sono a dieci chilometri da Livorno. Altre abitazioni, dalle quali erano state allontanate le persone, sono bruciate nella zona di Savolano. Sul posto sono arrivati anche i Vigili del Fuoco di Firenze e Bologna e alcuni reparti della Folgore, oltre a centinaia di volontari. Poco prima delle 22.00 è stato possibile riaprire al traffico nei due sensi la linea ferroviaria Genova-Roma che era stata chiusa alle 18.20. La strada statale Aurelia è sempre chiusa al traffico nei pressi di Livorno. Un forte vento che soffia da nord-est rende difficile l'opera dei Vigili del Fuoco e volontari. E brucia anche la Liguria. Dall'estremo Ponente Badalucco, nell'Imperiese a Levante Cinque Terre diversi vasti incendi stanno mobilitando da un paio di giorni i Vigili del Fuoco, il Corpo Forestale e  centinaia di volontari in una lotta, purtroppo impari, contro una preoccupante corona di roghi che stringe d' assedio la costa: le fiamme, spinte dal vento, trovano esca e alimento nelle macchie e nei boschi inariditi dalla prolungata siccità. Tutte le squadre disponibili si sono prodigate dimenticando anche i turni, e da Roma e da Luni sono stati mandati rinforzi aerei di ogni tipo (elicotteri, Canadair, C130 e G222) nel tentativo di arginare gli incendi con bombardamenti di acqua di mare e liquidi ritardanti. Ma la violenza del fuoco pare inarrestabile: ieri mattina la Protezione Civile ha diramato l'allarme oltralpe e dalla Francia (da dove erano già stati inviati 80 uomini e 15 mezzi anti-incendio), sono arrivati in soccorso due elicotteri per operare, insieme al Canadair già in azione, sull' enorme fronte ardente (quasi cinque chilometri) che da Badalucco raggiunge le alture di Taggia. secondo la Forestale l'incendio in Valle Argentina ha già ridotto in cenere quasi 500 ettari di bosco. A Beusi, tra l'altro, sono andate distrutte alcune villette, fortunamente non prima che i residenti venissero messi in salvo. Sempre nel Ponente c'è una situazione di allarme a Pontedassio  e, nel Savonese, a Castelvecchio e a Magliolo. Nel Levante un altro estesissimo fronte avanza tra Lerici e La Spezia. Altri incendi erano in atto in serata a Monterosso e a Calice al Cornoviglio.


LIVORNO, TRE GIORNI DENTRO  L' INFERNO

Repubblica — 05 agosto 1990   

LIVORNO Le fiamme sembravano quasi domate, ieri mattina, dopo una lotta durata tutta la notte di Venerdì e cominciata Giovedì pomeriggio, quando era scattato il primo allarme. Il fuoco si era abbassato, il fumo era calato. Ma era un'illusione. All'improvviso, verso mezzogiorno, il vento è cambiato, il Grecale ha lasciato il posto al Maestrale arrivato dal mare. Livorno si è trovata di nuovo circondata dall'inferno, già provata da due notti da incubo, ha ricominciato ad avere paura. Tutte le colline che circondano la città bruciano ancora come fiammiferi, coronate da lingue di fuoco alte anche duecento metri. Protezione Civile, CFS, paracadutisti e Vigili del fuoco arrivati da tutta la Toscana, dalle Marche e dall' Emilia Romagna, centinaia di uomini ormai allo stremo, sembrano di fronte a  un' impresa impossibile. La città piange la perdita irreparabile di una delle zone costiere più belle d'Italia quella che va da Calafuria al Romito, verso Quercianella, per ora risparmiata, anche se ieri sera, il solito vento, ha cominciato a coprirla di fumo e fuliggine. E sta ore col fiato sospeso per la sorte, ormai segnata, del parco collinare fra il santuario di Montenero, Monterotondo, il Castellaccio, Limoncino, Savolano e Popogna, dal 1980 vincolato e che doveva diventare parco protetto dalla Cee. Ieri sera, dopo un giorno di fiamme indomabili, se ne erano già andati 500 ettari di bosco a macchia mediterranea: in tutto le fiamme hanno divorato 1500 ettari di verde distruggendo due terzi del patrimonio ambientale. Il fuoco divampa, un Canadair, un G 222, quattro elicotteri della Forestale e dei Vigili del Fuoco stanno scaricando senza sosta liquido ritardante e acqua. La gente terrorizzata guarda da lontano e scuote la testa. Perché non sono arrivati prima? Il primo incendio, Giovedì, era stato solo un assaggio. Le fiamme avevano aggredito una zona poco abitata, a parte alcuni ristoranti turistici proprio sul mare. Piromani? Tutti ne sono certi. I focolai erano troppi e troppo distanti fra loro per ipotizzare altre spiegazioni. Vigili del Fuoco e Corpo Forestale avevano lavorato in relativa calma, anche se alla fine, gli effetti erano stati disastrosi. La meravigliosa macchia alle spalle delle calette più belle del Tirreno, è diventata un unico manto nerastro. E quando, Venerdì, sono stati segnalati i primi focolai al Limoncino, molti chilometri più verso        l'interno, nessuno immaginava che di lì a poco avrebbero potuto minacciare, oltre al verde e ai boschi, anche la gente e le case sparse un po' dappertutto. All'improvviso, nella notte, la grande fuga. Uomini, donne, bambini hanno abbandonato in massa i paesi circondati dagli incendi. Qualcuno si è preoccupato solo di bagnare porte e finestre, prima di allontanarsi fra le lacrime. Gli otto tossicodipendenti ospiti della comunità terapeutica di Pian della Rena a Quarrata, quattro casolari sparsi nel bosco, sono stati precipitosamente portati in salvo e ieri le fiamme hanno distrutto tutto. Dall'ospedale di Monterotondo, fra mille difficoltà, si è riusciti a trasferire in altre case di cura decine di disabili e anziani. Ventotto suore di clausura di Villa Sant'Anna di Montenero sono state portate al palazzetto dello sport dell'Ardenza, insieme alle molte famiglie convinte di aver perso per sempre tutte le loro cose. Il bilancio, ieri mattina, era stato per fortuna migliore del previsto. Niente luce e niente gas, ma nessun ferito, nessuna casa distrutta, le fiamme in molti casi erano state bloccate proprio mentre avevano già cominciato a lambire giardini e capannoni agricoli. Ma lassù, sulle pendici del Poggio Sette Venti, proprio davanti a Castellaccio, dove le lingue di fuoco erano più alte che mai, sessanta militari della Brigata Folgore e volontari della Pubblica Assistenza stavano dietro al fronte che avanzava, guidati dal Corpo Forestale che gli insegnavano come si fa a circondare il fuoco, a domarlo vangando la terra, scavando fossi e strade, accumulando pietre, in attesa dell'acqua degli aerei. Ieri notte anche l'abitato di Castellaccio si è trovato di nuovo circondato e gli ottocento abitanti della piccola frazione sono stati evacuati dalle loro abitazioni e condotti nel palazzo dello sport dove hanno trascorso la notte. Sembrava fatta e invece tutto è ricominciato, ricorda con rabbia il responsabile della Protezione Civile della S.V.S Massimo Suardi, il volto ridotto a una maschera nera appena rientrato dalla spedizione. Intanto dal litorale giunge la notizia di padre, madre e figlio che si trovavano sugli scogli di ponte di Calignaia, quando il fuoco li ha bloccati alle spalle e non potevano neanche buttarsi in acqua perché nessuno sapeva nuotare. I tre hanno cominciato a gridare finché il proprietario di un gommone li ha visti portandoli in salvo. Mentre la paura continua, a Livorno, ancora assediata dalle fiamme, isolata l'Aurelia è stata chiusa durante la notte per la terza volta da Giovedì per un tratto di circa dieci chilometri, tra Antignano e Quercianella, evitata dai turisti in fuga dal litorale bruciato, è già polemica. In questura per ora nessuno lo conferma ufficialmente, ma l'ipotesi che gli incendi siano dolosi è diventata in tutti una certezza. In Comune e in prefettura le riunioni si susseguono. L'assessore all'Ambiente del Comune Virgilio Simonti ammette che forse, fra il primo e il secondo incendio, è passato troppo tempo. Non mi sento di escluderlo, dice. Prende corpo il dubbio sull'efficienza dei soccorsi. Si scopre che in tutta Italia ci sono solo quattro Canadair, e che con l'incendio già in corso in Liguria è già molto se a Livorno ne è arrivato uno. Quando ho telefonato a Roma dice il prefetto Alessandro Pierangeli mi hanno risposto: manderemo quello che c' è. E quello che c'è è pochissimo. In prefettura, nel pomeriggio un vertice con Comune e Regione. C'è il presidente della giunta regionale Marco Marcucci. E il responsabile del Corpo Forestale dello Stato di Livorno l'ingegner Pivi, è categorico: siamo in una situazione eccezionale e avremo bisogno di mezzi eccezionali. Che però non ci sono. Si insedia una commissione mista per la valutazione dei danni, ancora non quantificati e si decide di chiedere la proclamazione dello stato di calamità. Tutti cercano di mettersi in contatto con Roma, ma è sabato pomeriggio e l'impresa è disperata. A tarda sera il ministero della Protezione Civile fa sapere di aver preso atto che Livorno è in una situazione di emergenza. Qualche rinforzo in più ora dovrebbe arrivare. La città attende con rabbia almeno il necessario per rendere meno tragica una perdita che lascerà il segno per sempre. Intanto bruciano anche altre zone della Toscana. Focolai sono stati segnalati fra Firenze, Prato, Pistoia, mentre un incendio è divampato nel Chianti, fra Impruneta, San Casciano, Romola e Chiesanuova. Tutta la zona è presidiata e alcune case sono state evacuate. All'Isola d'Elba, durante lo spegnimento di un focolaio una guardia provinciale è rimasta gravemente ustionata su una camionetta che si è incendiata. - MARIA CRISTINA CARRATU'

 


Su questo incendio ha prestato la sua opera Calloni Sergio Capo Squadra della SVS di Livorno che, è stato il fondatore






insieme a Sergio Biagini, scelti dal Presidente Benifei nel lontano 1981, ad istituire un gruppo per l'antincendio al fine di pattugliare le colline livornesi per arginare il fenomeno dilagante dei piromani. Il gruppo era composto da 40 volontari e l'unico mezzo a disposizione era una "Mucchina" R4 attrezzata con 2 pale e 2 battifiamma.












Nel 1982 visto l'ottimo lavoro svolto dal gruppo, il comune di Livorno ci affida anche il servizio di vedetta antincendio in zona Castellaccio, il servizio resterà attivo fino al 1998.





Sergio nel 1990 restò operativo sul fronte fiamme per più di 24 ore consecutive per poi avere il meritato cambio.







 


Volontari durante l'evacuazione dei civili ......................




 

Una bella foto dei nostri volontari prima di un cambio turno sull'incendio del 1990.




SERGIO CALLONI E' STATO UNA COLONNA PORTANTE PER TUTTO IL GRUPPO AIB E ANCHE DOPO AVER LASCIATO IL SERVIZIO ATTIVO, NON HA MAI FATTO MANCARE LA SUA PRESENZA, DOPO OLTRE 50 ANNI NELLA SVS SI E' SPENTO ALL' ETA' DI 74 ANNI DOMENICA 13 OTTOBRE 2019.
NATO A LIVORNO IL 12 AGOSTO 1945, AD APPENA 16 ANNI INDOSSO' PER LA PRIMA VOLTA QUELLA DIVISA CHE DIVENNE LA SUA VITA. 







PER SUA VOLONTA' LE SUE  CENERI SONO STATE SPARSE SOTTO LA TORRETTA DI AVVISTAMENTO AIB AL CASTELLACCIO ZONA CHE HA DIFESO DAI PIROMANI E DALLA FURIA DEL FUOCO.



CIAO SERGIO PROTEGGICI DA LASSU'...............................





VIDEO DI CLAUDIO GHEZZANI TRATTO DA YOUTUBE.